JULIUS: HARD WORK PAYS OFF
La stagione dei New York Knicks e soprattutto quella del loro go-to-guy sta sorprendendo tutti. Julius Randle sta avendo la stagione più prolifica della carriera tenendo una media di 24 punti, 10 rimbalzi e 6 assist ad allacciata di scarpa.Dal 2015 ad oggi, la sua intera carriera conta 12 triple doppie: 6 di queste le ha messe a referto quest’anno.È l’unico giocatore insieme a Jokic, imminente MVP, a guidare la propria squadra per punti, per assist e per rimbalzi.Ha ricevuto la sua prima convocazione all’All Star Game.Ha riportato ai tifosi della Grande Mela una qualificazione ai playoff che mancava dalla stagione 2012-2013, conquistando il 4º posto ad est.Sarà con ogni probabilità nominato Most Improved Player della stagione, avendo raggiunto il career high in ogni voce statistica.Tirando con il 41% su 5.5 tentativi a partita, ha nettamente migliorato la sua pericolosità da oltre l’arco (lo scorso anno tirava con il 28% su 3.6 tentativi per partita). Recentemente, ha rivelato qual è il suo segreto:Durante la stagione 2015/2016, quando ancora giocava per i Lakers, i losangelini volarono a Dallas subito dopo una partita. Il match successivo lo avrebbero avuto 48 ore dopo, quindi tutti avrebbero potuto approfittare di un intero giorno libero. Randle, che è nato e cresciuto proprio a Dallas, si era già accordato con i suoi amici di infanzia per vedersi ed uscire la sera stessa del suo arrivo. All’atterraggio dell’aereo, però, Kobe lo guardò e gli chiese: “Julius, che programmi hai per questa notte?” Julius rispose che si sarebbe visto con la sua famiglia e con i suoi vecchi amici per divertirsi con loro, ma Kobe disse: “nah, cambio di programma: io e te andiamo in palestra”. Se una cosa del genere gliel’avesse detta qualunque altra persona al mondo Julius avrebbe risposto con una semplice risata, per poi ignorarla e continuare con i suoi programmi. Ma quando è Kobe a dirti che si cambia programma, tu non puoi rifiutare: annuisci e vai in palestra con lui.
Kobe sapeva che Dallas era la città dove Julius era cresciuto, ma non gli “rovinò” i piani per cattiveria: lo fece per insegnargli una lezione. Per fare il salto di qualità in NBA non puoi dedicare all’allenamento soltanto un po’ del tuo tempo. Devi allenarti sempre, niente giorni di riposo. Non raggiungi gli obiettivi che ti poni senza sacrificio. Da quel giorno, ogni volta che atterra con la squadra per una trasferta in una nuova città, la prima cosa che fa è cercare una palestra dove potersi allenare, non importa a che ora arrivi. Qualche settimana dopo la tragica scomparsa del Mamba, durante una trasferta dei Knicks a Detroit, Julius, appena atterrato in Michigan, si mise alla ricerca di una palestra aperta per quella che ormai per lui era diventata una routine. L’unica disponibile era quella di una piccola scuola ed appena arrivato al palazzo si fermò a parlare con il direttore atletico del liceo, il quale gli disse: “sai, ormai nessun giocatore viene più qui ad allenarsi. L’ultimo a farlo è stato Kobe”.Julius si fermò per un secondo a ripensare a tutto ciò che per lui Kobe era significato e capì quale fosse l’importanza di essere una guida per i più giovani.
Adesso ad allenarsi nelle palestre a tarda notte Julius non è più solo: i suoi compagni di squadra lo seguono e si allenano con lui. E la cosa sembra aver dato i suoi frutti.
Perché il duro lavoro paga sempre.
JULIUS: HARD WORK PAYS OFF
La stagione dei New York Knicks e soprattutto quella del loro go-to-guy sta sorprendendo tutti.
Julius Randle sta avendo la stagione più prolifica della carriera tenendo una media di 24 punti, 10 rimbalzi e 6 assist ad allacciata di scarpa.
Dal 2015 ad oggi, la sua intera carriera conta 12 triple doppie: 6 di queste le ha messe a referto quest’anno.
È l’unico giocatore insieme a Jokic, imminente MVP, a guidare la propria squadra per punti, per assist e per rimbalzi.
Ha ricevuto la sua prima convocazione all’All Star Game.
Ha riportato ai tifosi della Grande Mela una qualificazione ai playoff che mancava dalla stagione 2012-2013, conquistando il 4º posto ad est.
Sarà con ogni probabilità nominato Most Improved Player della stagione, avendo raggiunto il career high in ogni voce statistica.
Tirando con il 41% su 5.5 tentativi a partita, ha nettamente migliorato la sua pericolosità da oltre l’arco (lo scorso anno tirava con il 28% su 3.6 tentativi per partita).
Recentemente, ha rivelato qual è il suo segreto:
Durante la stagione 2015/2016, quando ancora giocava per i Lakers, i losangelini volarono a Dallas subito dopo una partita. Il match successivo lo avrebbero avuto 48 ore dopo, quindi tutti avrebbero potuto approfittare di un intero giorno libero.
Randle, che è nato e cresciuto proprio a Dallas, si era già accordato con i suoi amici di infanzia per vedersi ed uscire la sera stessa del suo arrivo.
All’atterraggio dell’aereo, però, Kobe lo guardò e gli chiese: “Julius, che programmi hai per questa notte?” Julius rispose che si sarebbe visto con la sua famiglia e con i suoi vecchi amici per divertirsi con loro, ma Kobe disse: “nah, cambio di programma: io e te andiamo in palestra”.
Se una cosa del genere gliel’avesse detta qualunque altra persona al mondo Julius avrebbe risposto con una semplice risata, per poi ignorarla e continuare con i suoi programmi.
Ma quando è Kobe a dirti che si cambia programma, tu non puoi rifiutare: annuisci e vai in palestra con lui.
Kobe sapeva che Dallas era la città dove Julius era cresciuto, ma non gli “rovinò” i piani per cattiveria: lo fece per insegnargli una lezione. Per fare il salto di qualità in NBA non puoi dedicare all’allenamento soltanto un po’ del tuo tempo. Devi allenarti sempre, niente giorni di riposo. Non raggiungi gli obiettivi che ti poni senza sacrificio.
Da quel giorno, ogni volta che atterra con la squadra per una trasferta in una nuova città, la prima cosa che fa è cercare una palestra dove potersi allenare, non importa a che ora arrivi.
Qualche settimana dopo la tragica scomparsa del Mamba, durante una trasferta dei Knicks a Detroit, Julius, appena atterrato in Michigan, si mise alla ricerca di una palestra aperta per quella che ormai per lui era diventata una routine.
L’unica disponibile era quella di una piccola scuola ed appena arrivato al palazzo si fermò a parlare con il direttore atletico del liceo, il quale gli disse: “sai, ormai nessun giocatore viene più qui ad allenarsi. L’ultimo a farlo è stato Kobe”.
Julius si fermò per un secondo a ripensare a tutto ciò che per lui Kobe era significato e capì quale fosse l’importanza di essere una guida per i più giovani.
Adesso ad allenarsi nelle palestre a tarda notte Julius non è più solo: i suoi compagni di squadra lo seguono e si allenano con lui. E la cosa sembra aver dato i suoi frutti.
Perché il duro lavoro paga sempre.

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