BLAKE GRIFFIN, AD UN PASSO DAL SOLE (COME ICARO)

 BLAKE GRIFFIN, AD UN PASSO DAL SOLE (COME ICARO)


Il 7 aprile del 2009, su ESPN, veniva trasmessa in diretta la conferenza stampa di un college player che, in quegli anni, era sulla bocca di tutti negli states: Blake Griffin annuncia, in diretta nazionale, che si sarebbe reso eleggibile per il Draft NBA di quell’anno.


Il papà di Blake, ex cestista, è allenatore di una squadra liceale di basket e Blake, sin dai primi passi, si nutre di pallacanestro.

Al liceo andrà all’Oklahoma Christian School ed in panchina, come head coach, siede proprio suo padre.


Già negli anni dell’high school, il suo nome inizia a comparire sui taccuini degli scout di tutt’America perché, oltre ad essere un talento cristallino, Griffin ha una particolarità che lo distingue da tutti gli altri suoi coetanei: ‘sto ragazzo non salta, ‘sto ragazzo VOLA. Sembra che la forza di gravità si sia dimenticata di lui.


Nei suoi quattro anni alle superiori, la sua scuola vincerà 4 titoli statali, con un record inimmaginabile di 106 vittorie e solamente 6 sconfitte.

Blake è dominante in attacco, in difesa, a rimbalzo, ovunque.


Al college sceglie la University of Oklahoma e giocherà con la canotta degli  Oklahoma Sooners men's basketball fino al 2009, collezionando però, oltre agli infiniti premi individuali, anche qualche piccolo infortunio alle ginocchia.  


Già, perché è vero che quando è in aria sembra sospendere la validità della legge di gravità, ma prima o poi dovrà pur riatterrare e quando riatterra da quelle altezze vertiginose la cartilagine delle ginocchia è sottoposta ad uno stress pazzesco.


Il 25 giugno del 2009, verrà scelto al Draft, alla numero 1 assoluta, dai Los Angeles Clippers e durante la Summer League fa capire a tutti il perché con prestazioni estasianti che gli valgono il titolo di MVP della competizione.


Nell’ultima partita di preseason dell’anno del draft, però, il ginocchio sinistro torna a fare i capricci: frattura ed esordio nella lega rimandato.


Salterà le prime sette settimane della sua stagione da rookie ed al debutto, se pur ritardato di qualche mese, tiene fede alle aspettative: 20 punti e 14 rimbalzi contro i Portland Trail Blazers.


Quell’anno vincerà il premio di Rookie of the Year  tenendo una media di 22 punti e mezzo, 12 rimbalzi e 4 assist a partita.


Chi lo segue dai tempi dell’high school, però, giura che il vero Blake Griffin la NBA non lo vedrà mai perché, anche se non si direbbe ammirandolo saltare in testa a tutti i difensori della lega, dopo l’infortunio ha perso buona parte del suo atletismo.


Nel 2011, durante lo slam dunk contest dell’All Star Game sciocca lo Staples Center: schiaccia, su alley-oop di Kenny Smith, saltando una macchina.


SALTA UNA MACCHINA. 


E per fortuna che l’infortunio gli ha portato via buona parte dell’altetismo, altrimenti sarebbe saltato direttamente fuori dal palazzetto.


Ovviamente, neanche a dirlo, vincerà la competizione.


Nel 2012 la svolta: approda, nella Città degli Angeli, Chris Paul.


CP3, insieme a Blake, dà vita ad una delle manifestazioni del gioco più spettacolari che si siano mai viste: nasce la Lob City. 


Ogni notte allo Staples Center è una gioia per gli occhi, gli alley-oop CP3-Griffin fanno saltare tutti quanti in piedi con le mani nei capelli.


Tutto sembra andare a gonfie vele (fatta eccezione per la proverbiale sfortuna dei Clippers ai Playoff) anche perché, con l’arrivo di DeAndre Jordan, la Lob City si allarga e si aggiunge anche quest’ultimo a raccogliere le parabole michelangiolesche di CP3.


Il 26 dicembre del 2015, però, la carriera di Blake inizia a complicarsi: uno strappo al quadricipite sinistro lo costringe a rimanere fuori un mese e, proprio quando pareva pronto a tornare sul parquet, in un ristorante di Toronto si accende una discussione fra lui ed un membro dello staff. I due arrivano addirittura a picchiarsi e, durante la rissa, Blake si rompe la mano destra: in tutto, tra recupero dall’infortunio e sospensione dovuta al comportamento, è costretto a saltare ben 45 partite. 

 

Tornerà in campo per 5 delle ultime 7 partite della regular season, ma poi, durante il primo turno dei Playoff, il quadricipite ha una ricaduta: stagione finita per lui.


Rimarrà per altri due anni, sempre costellati da vari infortuni, a Los Angeles, per poi essere tradato a Detroit il 29 gennaio 2018.


Le sue stagioni con la maglia dei Pistons non esaltano: molti lo considerano un giocatore finito, l’ombra di quello che era stato.


In effetti l’atletismo di un tempo è ormai un lontano ricordo ed il suo fisico non gli permette più di dominare il parquet night in and night out. 


Blake, però, non è solo atletismo.

 

È un giocatore intelligente, un eccellente conoscitore del gioco e sopratutto un professionista esemplare.


Cambia il modo di giocare, di stare in campo, affina le sue abilità (sempre troppo sottovalutate) di passatore e facilitatore di gioco, allena e migliora costantemente il suo tiro dalla lunga distanza, tiro che prende con sempre maggiore sicurezza e con percentuali di tutto rispetto.


Tuttavia, in quel di Detroit le cosevanno sempre peggio e serve un cambiamento.


Nel Marzo di quest’anno, con un buy out rescinde il proprio contratto e firma con i Brooklyn Nets di Kevin Durant, Kyrie Irving e James Harden.


Il suo ruolo all’interno della corazzata Nets è ovviamente marginale: 21 minuti di media con 10 punti, 5 rimbalzi e 3 assist a partita.


I più maligni lo considerano ai margini del progetto, un semplice nome messo lì tanto per fare scena, un ex all-star che scalda la panchina per avere un’ultima opportunità di vincere un anello.


Ma un All-Star rimane sempre un All-Star e quando arriva il momento del bisogno, risponde presente. 


Nella vittoria della notte di Brooklyn ai danni dei Bucks in Gara-1, il tabellino di Blake recita: 

- 18 punti con 4/9 da tre

- 14 rimbalzi

- 3 assist 

- 2 recuperi


Lotta su ogni pallone in maniera “rodmaniana” ed è una flebo continua di energia pura per i Nets rimasti orfani, dopo soli 43 secondi, di Harden: Gara-1 porta anche la sua firma e con tutte le probabilità sarà proprio lui l’ago della bilancia di questa serie che si promette lunghissima.


La storia di Blake non è ancora finita.


Non vola più, certo, ma ha ancora qualcosa da raccontare a questa lega e noi siamo pronti ad ascoltarlo.





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