COLE ANTHONY, CAN I LIVE
14 maggio 2000 Portland, Oregorn.
Greg Anthony, allora backup point guard dei Portland Trail Blazers, ha happena disputato (e perso) gara 4 delle semifinali di Conference contro Utah di Stockton e Malone, ma in testa ha ben altro: sta per nascere il suo primogenito.
Appena terminata la gara, da Salt Lake City vola in Oregorn per assistere al parto, in quello che doveva essere uno dei giorni più felici della sua vita.
Le cose, però, si complicano.
Il cordone ombelicale è attorcigliato attorno al collo del neonato e districarlo sembra impossibile: ogni volta che ci provano il battito cardiaco del bambino crolla.
Dopo diversi tentativi i medici riescono finalmente a farlo nascere, con parto naturale, senza che il piccolo Cole riporti alcuna conseguenza.
Inizia così, in salita, la vita di Cole Anthony, il 15 maggio del 2000.
Trasferitosi a Manhattan, nella Grande Mela, Cole decide di seguire le orme di papà Greg e si innamora del basket.
Già dai primi anni dell’high school, con indosso la canotta degli Archbishop Molloy, inizia a farsi notare: “la miglior point guard, a quell’età, che io abbia mai visto dai tempi di Stephon Marbury” dice di lui Joe Arbitello, head coach della Christ the King Regional High School, scuola del Queens.
Cole vede il suo nome accostato a quello di Starbury, non uno qualunque in quel di New York: non è più soltanto “il figlio di Greg”.
Nel 2018, per il suo anno da senior, decide di cambiare casacca e si trasferisce in Virginia: giocherà per la Oak Hill Academy, una delle migliori high school di tutti gli Stati Uniti.
Anthony conclude la stagione con 18.5 punti, 10 rimbalzi e 10 assist di media. È record scolastico: primo giocatore a chiudere un’intera stagione in tripla doppia di media.
Al momento di entrare in NCAA, Cole è uno dei migliori prospetti della nazione.
Al college, tra le tante offerte ricevute, sceglie quella della North Carolina e debutta il 6 novembre 2019, contribuendo alla vittoria contro Notre Dame con ben 34 punti, 11 rimbalzi e 5 assist. La stagione non è delle migliori per i North Carolina Tar Heels, ma Cole chiude con 18.5 punti di media, 5.7 rimbalzi e 4 assist di media il suo anno da freshman, che sarà anche l’ultimo della sua carriera universitaria.
Il 17 aprile del 2020, infatti, Anthony si dichiara eleggibile per il Draft.
Con la numero 15 sono gli Orlando Magic ad aggiudicarsi uno dei migliori talenti della classe 2020.
Cole approda nella città di Topolino e, dopo un inizio di stagione nella media per un rookie con 11 punti, 4 rimbalzi e mezzo e 4 assist a partita, arriva il primo ostacolo: il 9 febbraio, durante una trasferta in Oregorn contro i Blazers, Anthony prova a passare su un blocco portato da Kanter, si fa male e dopo soli 14 minuti deve abbandonare il parquet.
L’esito degli esami rivela una frattura composta della prima costola destra.
Cole salta ben 25 partite e nel frattempo ad Orlando avviene una vera e propria rivoluzione: Aaron Gordon, Nikola Vucevic, Evan Fournier vengono scambiati per dare il via alla ricostruzione di cui i Magic avevano un tremendo bisogno.
Al rientro, Cole Anthony predica nel deserto e, complici le recenti cessioni e gli infortuni di Markelle Fultz ed Isaac e con Michael Carter Williams e Terrence Ross out una partita sì e l’altra pure, Steve Clifford gli affida le chiavi della squadra: 15 punti, 5 rimbalzi e mezzo e 5 assist ad allacciata di scarpa nelle 14 partite disputate dal 7 aprile ad oggi.
Numeri solidi, ma nulla di veramente stupefacente.
Stanotte, però, si è reso protagonista di una prestazione che difficilmente potrà dimenticare:
- 26 punti
- 8 rimbalzi
- 6 assist
- 66% da tre
- 90% ai liberi
Career hig, e buzzer beater da tre in faccia a Kyle Anderson per portare a casa un’inaspettata vittoria ai danni dei Grizzlies.
Cole Anthony ha iniziato a stupire e non smetterà sino a quando il suo cuore continuerà a battere.

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