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JUST A TECH GUY WITH A JUMPER
JUST A TECH GUY WITH A JUMPER
27/12/‘20, Charlotte Hornets – Brooklyn Nets.
10.28 sul cronometro del 3º quarto di una partita di inizio stagione: Dinwiddie va in penetrazione per attaccare il ferro ma, non appena mette piede nel pitturato, si lascia cadere a terra.
Le sensazioni, mentre dolorante si tiene il ginocchio destro, sono da subito pessime.
L’esito l’indomani è dei peggiori: “partially torn ACL”.
Nella stagione che lo avrebbe quasi sicuramente consacrato come una delle migliori back-up point guard dell’intera lega, uno dei candidati (il favorito probabilmente) per il premio di 6th man of the year, un “season-ending injury” che mette a dura prova la tenuta mentale di un ragazzo che vive costantemente tra alti e bassi.
Già, perché questo non è il primo infortunio serio nella carriera di Spencer: ancor prima di entrare nella lega dei grandi, con indosso la canotta dei Colorado Buffaloes, durante una partita NCAA di una stagione da 15 punti e 3 assist di media (che lo aveva fatto entrare nei radar degli scout NBA come uno dei migliori prospetti per il Draft del 2014), Spencer si lascia cadere a terra.
Proprio come lo scorso 27 Dicembre.
Anche in quell’occasione l’esito fu devastante: lesione del crociato anteriore, del crociato collaterale e del menisco mediale e laterale.
Traduzione: almeno un anno senza la palla a spicchi.
O forse no.
Subito dopo l’operazione, Spencer comincia il percorso di riabilitazione, spendendo ore e ore in palestra, spingendo il suo corpo oltre il limite per tornare nel più breve tempo possibile al meglio della propria condizione.
L’obiettivo è grande: entrare in NBA dalla porta principale ed infatti si dichiara eleggibile per il Draft di quell’anno.
Ma è dura, molto dura, perché l’infortunio ha cancellato il nome di Dinwiddie dai taccuini delle franchigie NBA.
Uno stop del genere metterebbe la parola fine sulla carriera di chiunque.
Spencer, però, è cresciuto idolatrando Kobe, sognando di diventare come lui. Ha fatto sua la Mamba Mentality.
Dopo soli 7 mesi è nuovamente sul parquet ed il sogno di quel bambino di 8 anni che fissava incantato le gesta del suo idolo in maglia Lakers è diventato realtà il 26 Giugno 2014: i Detroit Pistons lo scelgono al secondo giro, con la numero 38.
Tornando a noi, pare che ancora una volta quel ragazzino di Woodland Hills sia pronto a rialzare la testa e contro ogni previsione potrebbe tornare a disposizione di coach Nash nella corsa al titolo, per dei Playoff che si preannunciano di fuoco.
Personalmente, non vedo l’ora di rivederlo su un campo da basket.
Perché no, Dinwiddie non è “only a tech guy with a jumper”. È molto di più, e lo dimostrerà.
(Fonte: https://spencerdinwiddie.com)
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