RUI HACHIMURA, LA VIA DEL GUERRIERO
Quando si parla dell’incredibile stagione dei Washington Wizards ci si concentra sopratutto (giustamente) su Russell Westbrook e sull’impatto che ha avuto su una franchigia che altrimenti avrebbe avuto ben poco da dire.
Tuttavia, guardando le partite dei maghi di Washington, ci si rende conto dell’importanza silenziosa che ricopre Rui Hachimura.
Rui è il secondo giapponese di sempre ad approdare in NBA ed il primo in assoluto ad essere stato scelto al primo giro, con la chiamata n°9 nel Draft del 2019.
Già al college, con la maglia di Gonzaga, aveva fatto intravedere le potenzialità del suo talento cestistico in un quel corpo scultoreo di 203 centimetri per 104Kg con un’apertura alare di 2 metri e 18.
Nell’anno da rookie tiene una media di 13.5 punti, 6.1 rimbalzi e quasi 2 assist a partita, con la nota negativa del 28% su meno di due tentativi di media dall’arco ad allacciata di scarpa.
In questa stagione le medie sono rimaste pressoché identiche (ma bisogna anche considerare che è difficile migliorare le proprie statistiche quando nella tua squadra arriva una macchina da triple doppie come Westbrook) con un leggero miglioramento della sua dimensione perimetrale che fa ben sperare per il futuro.
In attacco ricopre perfettamente il ruolo di terzo violino ma ha dimostrato che, in caso di necessità, si può contare su di lui anche come scorer principale (nelle 10 partite giocate senza Beal ha tenuto una media di 17 punti abbondanti a partita e con picchi di 30, 29 e 26 punti).
Il contributo più importante, però, è quello che conferisce nella metà campo difensiva: la sua struttura fisica e la sua forza gli consentono di cambiare su praticamente tutti i ruoli.
Nelle sue prime 4 partite di Playoff in carriera sta tenendo una media di 32.5 minuti, 13.3 punti e 7,5 rimbalzi a partita tirando con il 61% dal campo e il 66.7% da tre.
Questa notte ha contribuito alla vittoria dei Wizards in gara 4, costringendo Tobias Harris ad un misero 8/24 dal campo e registrando 20 punti, 13 rimbalzi, 1 recupero e una stoppata, tirando con 67% dal campo e con il 50% da tre, compresa la tripla clutch a 47 secondi dalla fine che chiude sostanzialmente la partita.
Nonostante di lui se ne stia parlando pochissimo, questo è un ragazzo da tenere d’occhio e noi siamo pronti a scommettere che il suo nome sarà nella conversazione per il Most Improved Player del prossimo anno.
“Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.”

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